Risveglio
Questo racconto fa parte di una raccolta intitolata
"IL CONDOMINIO" e pubblicata in un
e-book dalla redazione di
www.emergentesgomita.com.
Oscar si destò di soprassalto, inspirando profondamente, sentendosi soffocare. I suoi occhi aperti a fatica ruotarono velocemente in cerca di un qualche punto di riferimento, in mezzo a quel caos di immagini e voci confuse che emergevano dal sonno. Non era mai stato così stanco, sentiva il petto pesantissimo, cercò di girarsi sul fianco per respirare. Per un periodo inquantificabile provò a scacciare i fumi di un sonno violento che non lo lasciava andare. Sentì un vociare provenire dall'esterno. Allungò un braccio verso quel richiamo che entrava dalla finestra, non sapeva nemmeno lui se voleva chiamare qualcuno, chiamare aiuto, o lasciarsi andare. Si protese verso le voci, con l'unica conseguenza di riuscire a cadere dal divano dov'era disteso. Dalla sua bocca uscì un grido soffocato, ma fu il tonfo a richiamare di corsa due persone. Davide, dalla fretta aprì quasi sfondando la porta della cucina, tenendo in mano una enorme tazza di caffè. Franco era già nella stanza e parlava nervosamente al telefonino con un medico. Erano stati loro a svegliare Oscar scuotendolo pochi minuti prima, chiamandolo indietro dal sonno mentre lui era ancora incosciente. Oscar era sul pavimento, con i piedi ancora sul divano, mentre tentava di strisciare malamente da qualche parte.
-Dai dai!- incitò Franco, allungando le mani su Oscar per raccoglierlo. Davide posò la tazza su di un tavolino ed aiutò l'amico a sollevare quel corpo pesante. -Tiriamolo su! Il caffè!
Lo misero in piedi a forza, mentre lui ansimava e aveva l'espressione deformata dallo sforzo che faceva mentre gli imponevano di restare sveglio. Si lamentava ad occhi chiusi, biascicando cose incomprensibili. Davide gli portò la tazza davanti alla bocca e, mentre Franco gli premeva alla base della mascella, lui lo fece bere. Oscar inghiottì di riflesso, con una smorfia ancora peggiore di quella che aveva prima. Tossì e si piegò in due quando il caffè gli andò di traverso.
-Ok- disse Franco, -deve camminare- Lo costrinsero a muoversi intorno alla stanza. -Muovi le gambe!- gli diceva mentre lo sorreggeva a fatica.
A Davide tremavano le mani, prese il telefonino che gli porse Franco e parlò col medico, questi gli suggerì cosa fare. -L'ambulanza sta arrivando- disse Davide. Vide sul tavolino una boccetta, con dentro poche pillole rimaste. Il mozzicone di una canna era spento in un bicchiere che puzzava di vodka. Il rombo di una moto proveniente dalla finestra colse la sua attenzione. Qualcuno stava andando a divertirsi, qualcuno non sapeva nulla del dramma che stavano vivendo. Prima giocavano a briscola, alla playstation, bevevano Ceres e svuotavano barattoli di Pringles, parlando di lavoro, di gnocca e di esami insostenibili e poi... e poi tutti a nanna, domani si ricomincia, si ricomincia a combattere con un altro giorno. -Non deve assolutamente dormire- diceva il medico.